Una foto per Mr S: Nilde Iotti, la prima donna Presidente della Camera in Italia

Come diventare artista della vita

Una foto per Mr S: Nilde Iotti, la prima donna Presidente della Camera in Italia

L’Ignoranza si combatte con la conoscenza: una foto per ricordare la storia e imparare a costruire un futuro migliore. Oggi parliamo di Nilde Iotti, la prima donna nella storia dell’Italia repubblicana a ricoprire una delle tre massime cariche dello Stato: la presidenza della Camera dei deputati.

Per molti il nome di Nilde Iotti non significherà niente, ma se si prova cercarla su Google  si scoprirà immediatamente come la sua vita abbia rispecchiato parte della Storia della nostra nazione.

Il percorso della Iotti inizia, infatti, nel 1943 con la sua attiva partecipazione alla Resistenza, per poi passare dai banchi dell’Assemblea costituente fino a giungere alla Camera dei Deputati, di cui fu Presidentessa per ben 3 mandati.

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E quando parlo dei banchi dell’Assemblea Costituente, non sto dicendo che Nilde fosse lì per scaldare il posto delle quote femminili in politica: fece parte della Commissione dei 75 della Camera dei deputati incaricata della stesura della nostra tanta bistrattata Costituzione.

“La lezione politica di Nilde Iotti, anche nella costante affermazione del principio costituzionale dell’uguaglianza della donna nella società, nel lavoro e nelle professioni, mantiene oggi intatta tutta la sua forza e attualità.”  Giorgio Napolitano

La foto che vi propongo oggi è, dunque, quella scattata il 20 giugno 1979, giorno del suo Insediamento alla Camera in qualità di Presidente.

E insieme ad essa, invece, di raccontarvi la sua vita ho pensato che fosse interessante per voi leggere una parte del discorso che ha tenuto in quell’occasione.

Saranno pure passati tanti anni ma alcuni concetti chiave, secondo me, hanno valore anche e soprattutto adesso. Nel 2018, infatti, sembra che ci si sia dimenticati di cosa significhi guidare un paese con giustizia, coerenza e senza ricorrere a Twitter.

Su tutti noi, onorevoli colleghi, incombe un compito arduo.

Ognuno di noi ha avvertito – io credo – negli anni appena trascorsi, malgrado la mole sempre più ingente di lavoro svolto e l’abnegazione dei parlamentari, la difficoltà per le assemblee di vivere e operare col paese, per rispondere ai mille e drammatici problemi dell’economia e dei lavoratori, nelle fabbriche e nelle campagne, dei giovani, delle donne, della pubblica amministrazione, della scuola, della magistratura, delle forze armate e delle forze dell’ordine, dei pensionati.

Cioè a quel complesso ed intricato processo di democrazia e di liberazione, che è segno del nostro tempo e che accompagna l’avanzare dei lavoratori alla direzione dello Stato. Il Parlamento, questo altissimo strumento di democrazia, non può e non deve essere superato dai tempi. Esso, al contrario, deve riuscire a guidare questo processo. Non già nel senso di confondere le diverse funzioni degli organi istituzionali dello Stato – ché nessuno più di me, per il mio stesso lontano passato, è convinto che tali diverse funzioni sono presidio di democrazia -, ma nel senso che il Parlamento diventi iniziativa, stimolo, confronto e incontro delle volontà politiche del paese e assolva in questo modo la sua altissima funzione di guida. Fare questo con rigore, con dedizione, con proibità significa attuare la Costituzione repubblicana, renderla operante ispiratrice della vita del paese. 

Infine sento di dover sottolineare di fronte a voi, onorevoli colleghi di tutte le parti, il mio impegno a presiedere i nostri lavori con la più assoluta imparzialità, nella rigorosa applicazione del regolamento in ogni sua parte, per la tutela in primo luogo dei diritti delle minoranze, ma anche per la tutela del diritto-dovere della maggioranza di legiferare. 

 

L.T.

 

 

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