Una foto per Mr S: Antonina Zabinski e gli ebrei dello zoo di Varsavia

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Una foto per Mr S: Antonina Zabinski e gli ebrei dello zoo di Varsavia

L’Ignoranza si combatte con la conoscenza: una foto per ricordare la storia e imparare a costruire un futuro migliore. Oggi vi parliamo della storia di Antonina Zabinki e di suo marito Jan, gli Shindler polacchi.

È strano come gli avvenimenti di questi ultimi mesi, riportino alla mia mente molti fatti storici relativi al periodo intorno alla Seconda Guerra Mondiale. O meglio, se si pensa a quanto razzismo e populismo si annusa ogni giorno nell’aria, il riferimento al nazismo e al fascismo è in realtà estremamente logico, se non dovuto.

Proprio per questo dopo una lunga mattinata di meditazione su quale foto fosse meglio proporvi oggi, ho scelto quella di Antonina Zabinski. Ossia la donna polacca che insieme al marito salvo trecento ebrei nascondendoli nel proprio zoo.

Chiariamo subito una cosa, anche se queste storie sono spesso presentate nella vulgata popolare con un’aura di romanticismo che sembra alleggerire gli eventi, salvare gli ebrei durante il nazismo significava infrangere la LEGGE. E di conseguenza non era certo una cosa semplice. Per rivestire il ruolo di eroe o eroina ci vuole sempre un certo coraggio.

Quando aiutare un ebreo in Polonia era punibile con la morte, Antonina e suo marito ne salvarono 300.

Non scrissero un post su Facebook o su Twitter, ma trasformarono il loro zoo in un santuario di umanità. Nascosti nelle gabbie e nelle tane sotterranee, nel seminterrato e negli armadi della villa adiacente allo zoo c’erano tanti ebrei polacchi, a volte più di 50 contemporaneamente.

I coniugi erano decisi a salvare quante più persone potevano e con ogni trucco possibile. Persuasero i nazisti a lasciarli allevare maiali per i soldati tedeschi, in modo da avere una scusa per guidare il camion dello zoo fin dentro il ghetto. I nazisti pensavano che servisse per raccogliere spazzatura da dare da mangiare ai maiali, ma in questo mondo Jan riuscì sia a portare cibo e denaro alla gente del ghetto, sia a fare uscire persone da quell’inferno.



E quando dico che la loro scelta non era uno scherzo, intendo dire che sia lui che Antonina tenevano sempre pronte le capsule di cianuro, nel caso in cui fossero stati catturati

Le persone che proteggevano erano chiamati dai coniugi “ospiti” e venivano trattati come tali, pur dando loro nomi in codice di animali per sviare i sospetti dello staff.

Diversi rifugiati, tra cui Magdalena Gross, la scultrice che avevano soprannominato “storno”, erano amici di lunga data della famiglia, ma molti altri erano estranei.

Alcuni rimanevano solo poche notti, in attesa di procurarsi documenti falsi che li aiutassero a scappare. Altri, invece, soggiornarono nello zoo per anni, nascondendosi nei posti più impensati ogni volta che nazisti per una ragione o per un’altra arrivavano a fare un controllo.

Un’ultima curiosità.

La storia dei Zabinski è raccontata nel romanzo di Diane Ackerman “The Zookeeper’s Wife” ed è alla base del film omonimo con Jessica Chastain nei panni di Antonina.

Caro Mr S, anche questa foto è per te.

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L.T.

 

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