Come nascono i problemi? Conoscerne l’origine per trovare soluzioni efficaci

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Come nascono i problemi? Conoscerne l’origine per trovare soluzioni efficaci

Molto spesso ci si ritrova a pensare a quale sia stata l’origine dei propri problemi. Altrettanto spesso la loro causa è determinata dalla scelta di soluzioni sbagliate. Esistono tre diversi tipi di soluzioni sbagliata. Conoscere l’origine dei problemi, aiuta a trovare soluzioni più utili.

Spesso sento le persone interrogarsi sulla nascita dei propri problemi, chiedersi “Ma com’è che è nato questo problema? Da dove è venuto fuori?” e trovare difficilmente una risposta alla domanda.

Cercare le origini di un problema può essere un’estenuate lotta mentale, alla ricerca del tarlo che ha innescato una serie di eventi negativi.
Ma al di là dei contenuti dei singoli problemi, esistono delle leggi generali da considerare.

Innanzitutto, il nostro problema è davvero tale?
Possiamo distinguere tra “problemi” e “difficoltà”.

Una difficoltà è “uno stato di cose indesiderabile che può essere risolto con qualche azione dettata dal senso comune o talmente comune da poter essere sopportato” dice lo psicologo Paul Watzlawick.

I problemi sono delle situazioni di stallo in cui una difficoltà non è stata trattata nel modo giusto o le soluzioni del senso comune non sono adeguate.



3 tipi di soluzioni inadeguate

Il primo tipo di soluzioni inadeguate sono quelle in cui si nega l’esistenza stessa del problema, peggiorando sempre di più la situazione.

Per esempio il letto di un fiume è pieno di sterpaglie e potrebbe causare danni se dovesse sfociare in una piena. Il consiglio comunale ignora la cosa. Piove molto, il fiume è in piena, straborda e provoca danni.
Quindi si dovrebbe agire ma non si agisce.

In genere quando succede questo, chi cerca di far notare che esiste il problema, non viene preso sul serio o peggio, la sua attenzione al problema viene scambiata per cattiveria o esagerazione.

Il secondo tipo di soluzione sbagliata si verifica quando si cerca in tutti i modi di modificare una situazione o una difficoltà che in realtà è immutabile.


Per esempio una coppia sposata cerca in tutti i modi di non litigare per avere un matrimonio felice. è naturale, però, avere scambi di idee o momenti di conflitto, che possono essere risolti con il confronto.
Con il tentativo di evitare i litigi, tra i coniugi non c’è confronto e finiscono con avere un matrimonio infelice.

In poche parole si agisce quando invece non si dovrebbe.
Questo tipo di soluzioni sono quelle connesse con le forme di estremismo, per le quali una volta trovata una soluzione, si pensa che sia quella ultima e onnicomprensiva applicabile a tutte le situazioni.

Il terzo tipo di soluzione errate si verificano quando si agisce a un livello del problema quando invece bisognerebbe agire su di un altro livello.


Un bambino fa la pipì a letto e i genitori provano in tutti i modi a fargli apprendere a svegliarsi e andare in bagno da solo durante la notte.
Provano a sgridarlo, provano e fargli dei regali ma il bambino continua a bagnare il letto.
Viene portato dal pediatra che consiglia una visita urologica.
Il bambino ha molta paura del buio, per cui la sera cerca di trattenere la pipì per non attraversare il corridoio buio tra la sua stanza e il bagno.
Poi, quando il sonno diventa molto profondo il piccolo non trattiene più e bagna il letto.
Basterebbe quindi illuminare il corridoio.




Spesso in queste situazioni, si applica una certa soluzione e quando ci si accorge che non è efficace, invece di fermarsi si continua sempre di più ad applicarla, creando l’impasse.

Un altro aspetto da tener conto quando si indaga sull’origine dei propri problemi è che spesso abbiamo la tendenza a pensare alla causa che li ha originati come unica e sola.
Ovvero a considerare i problemi come legati a una logica di causa-effetto.

Sarebbe molto semplice così, ma purtroppo, quando si ha a che fare con il comportamento umano, questa legge non è così efficace.
Piuttosto i nostri comportamenti rispondono a una legge tipica dei sistemi complessi chiamata Principio di Equifinalità.

Questo principio dice che partendo da due situazioni molto simili, è probabile che nei sistemi complessi, si raggiungano risultati diversi. O il suo contrario, partendo da due situazioni differenti si arrivi alla stessa situazione finale.

In pratica questo vuol dire che, quando si ha che fare con una realtà molto complessa e ricca di stimoli, non possiamo additare un certo evento o una certa evenienza come la causa unica di quell’effetto.

Per esempio, se il nostro o la nostra fidanzata ci lascia, non sarà solo perché è un/una stronza, ma numerose variabili avranno contribuito a quel risultato.

Queste leggi così generali possiamo applicarle al nostro quotidiano, possiamo riempirle con le nostre storie in modo da aiutarci a riflettere su come siano nati quei problemi ed eventualmente aiutarci a capire se c’è una soluzione e quale potrebbe essere.

Valentina Freni

Photo by Olav Ahrens Røtne on Unsplash

 

 

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