Attila, quando il teatro smuove gli animi

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Attila, quando il teatro smuove gli animi

Quando sento dire che l’Opera Lirica sia obsoleta mi viene sempre da ridere e riconosco da questo che la frequentazione del teatro, da parte di chi dice una cosa del genere, non deve essere molta. Prova ne è Attila di Verdi

L’ opera andata in scena alla prima scaligera qualche giorno fa.

Verdi era uno che non le mandava a dire, come si suol dire. Scrisse quest’opera proprio per criticare la dominazione straniera in Italia ed è palese nelle parole dei personaggi e nella trama stessa. Come la qual cosa fosse sfuggita alla censura dell’epoca è misterioso, ma tant’è.

D’altra parte Verdi, con lo stratagemma di porre in tempi antecedenti alla sua epoca, le sue opere se l’è cavata più volte. Fece lo stesso per Rigoletto, per esempio, spostando a secoli prima la storia per sfuggire formalmente alla censura. In ogni caso torniamo ad Attila.

Mio costume è non svelare la totalità della Bellezza di ciò di cui vi racconto, siano esse Poesie che Musiche, perché ne possiate apprezzare maggiormente il ‘gusto’ in autonomia e non influenzati da parole altrui. Diciamo che vi faccio da ‘apripista’.

Vi prego di porgere particolare attenzione al duetto fra Attila ed Ezio, generale romano, che ad un certo punto gli dice: ’Avrai tu l’universo, resti l’Italia a me!. A questa frase nei teatri il pubblico andava in delirio letteralmente: gli uomini scattavano in piedi ( e tutto questo sotto gli occhi degli ufficiali austriaci) e le signore sventolavano fazzoletti tricolore e lanciavano sul palco mazzi di fiori legati in coccarde tricolore. Questo ci dà la misura dell’importanza del rito collettivo del teatro, il partecipare insieme ad un evento. Ci indica anche la forza del Teatro e della Musica, che possono davvero muovere gli animi.

Altra cosa che voglio sottolinearvi è la potenza del personaggio femminile Odabella, che è davvero una guerriera e partecipa alla trama in maniera attiva. E’ uno splendido esempio di donna che decide della propria vita, con azioni ed intenti colmi di coraggio. Che i personaggi femminili verdiani non siano delle pappemolle viole mammole vi sia certo: il nostro Giuseppe aveva una concezione della donna alta (possiamo evincerlo già solo dalla levatura della sua compagna Giuseppina Strepponi) e nelle sue opere non perde occasione per manifestarlo. Inoltre Odabella, soprano drammatico, ha una escursione sonora amplissima, giustamente da guerriera e nell’aria di ingresso le fa dire: ‘Noi donne italiche, cinte di ferro il seno, sul fumido terreno, sempre vedrai pugnar!’. Strepitoso Verdi!

Se avete modo andate a vedere quest’Opera alla Scala, tempio italiano della Lirica. Ne vale la pena: il cast è davvero splendido. Ma comunque fate in modo di conoscere quest’Opera preziosa: vi renderete conto di quante assonanze ha con i tempi attuali

Intanto potete gustare Samuel Ramey, uno dei migliori Attila di tutti i tempi

 

Laura De Santis

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