I migliori film 2018: i temi, i personaggi e le storie che ci hanno emozionato

Come diventare artista della vita

I migliori film 2018: i temi, i personaggi e le storie che ci hanno emozionato

Preparate carta e penna o un foglio elettronico perché Dicembre volge al termine. Sapete già cosa vi aspetta! Diamo il via alla lista di cosa ci è piaciuto dell’anno che se ne va e iniziamo con i film del 2018!

Tanti film si contendono anche quest’anno il premio di film dell’anno e nella selezione ho dovuto adottare dei criteri. Vediamo quali.

  • Originalità del tema trattato
  • Qualità della narrazione e della caratterizzazione dei personaggi (aspetto che valuto sempre!)
  • Coinvolgimento emotivo
  • Estetica: recitazione, fotografia, regia (secondo il mio personalissimo giudizio da non addetta ai lavori!)

Prima di iniziare il nostro elenco, vi invito a partecipare al nostro sondaggio dei “best 2018” sulle stories del Salotto. Potrete dare il vostro personalissimo voto ai film che avete visto.

https://www.instagram.com/salottodellaresilienzacreativa/

Iniziamo quindi la classifica dei migliori film usciti nelle sale italiane nel 2018. Qualcuno l’avrete già incontrato in un articolo speciale “Psicologia da Oscar”, i film candidati agli Oscar 2018

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TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI di Martin McDonagh

Aumentano i film che hanno donne come protagoniste e a mio avviso al momento sono i più interessanti. Tante sono le tematiche ancora da esplorare nell’universo femminile e  Tre Manifesti a Ebbing Missouri nella nostra lista non può mancare!

Una lotta contro lo status quo, una donna al comando di questa battaglia nelle vicende raccontate senza nessuno sconto da Martin McDonagh. Tre Manifesti a Ebbing Missouri ci introduce ad un nuovo argomento: la forza e la violenza della rabbia.

Quando si è vittime si hanno due strade, si può avere la saggezza di accettare la situazione oppure si può mostrare il coraggio di voler cambiare ciò che non va.

Capire il confine tra queste due non è facile e questa storia si consuma in una lotta di confine: bene e male sono materie complesse e roventi da trattare. Tutto inizia dai tre manifesti pubblicitari voluti da Mildred (una eccezionale Frances McDormand) come atto di protesta nei confronti della negligenza della polizia che indaga sull’omicidio e stupro della figlia. Tre Manifesti che sconvolgeranno la monotona cittadina di Ebbing e accenderanno un faro su ciò che accade sotto i loro/nostri occhi. Tre manifesti che hanno il potere di attirare l’attenzione laddove si vorrebbe distogliere: la violenza e brutalità umana. Brutalità resa anche registicamente e narrativamente attraverso scene violente improvvise che lo spettatore non può evitare. Benvenuti a Ebbing, cittadini/spettatori di violenza e indifferenza.

Il film è una storia violenta perché violente sono le emozioni che agitano e spingono i personaggi della storia. Una piccola cittadina del Missouri, una piccola realtà al cui interno vivono tsunami emotivi pronti a fare il vuoto intorno a sé. Il film esplora a tutto tondo la rabbia e l‘impotenza: rabbia verso l’indifferenza, rabbia verso il diverso, rabbia verso l’autorità, rabbia verso la vita quando arriva la malattia.

La violenza e la vendetta non sono altro che disperati tentativi di reagire all’impotenza per non sentirsi inermi e disarmati di fronte la vita, alla ricerca di una giustizia, qualsiasi essa sia,  che ci farà sentire al sicuro. Pochi e brevi momenti di solidarietà aprono lo spiraglio verso un’umanità ancora possibile: condividere una battaglia forse è l’unico modo per sentirsi meno soli e nutrire ancora speranza?

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LADY BIRD di Greta Gerwig

Vi abbiamo parlato di Greta Gerwig, regista e sceneggiatrice di Lady Bird, in questo articolo. Ora vi parleremo del tema portante del film. Lady Bird è il soprannome della protagonista (la delicata Saoirse Ronan) che rifiuta di presentarsi con il suo vero nome, Christine, ha 17 anni e sogna di fuggire dalla piccola cittadina di Sacramento e andare il più lontano possibile…dalla madre. Sì perché il film racconta del rapporto tra madre e figlia nel processo della separazione. La protagonista si trova in un’età di passaggio, a dover decidere il College, a dover confrontarsi con le prime esperienze sessuali e i primi amori, ad affermare se stessa e voler emergere da una piccola cittadina per lei soffocante. La madre è un’infermiera “dal cuore d’oro”, ma con la figlia è critica, pressante e le fa pesare i soldi che per lei spende rimproverandola di ingratitudine. Nei dialoghi si parla spesso e con una certa morbosità di soldi e differenza di classe, avvertiti come un fardello dalla madre e dalla figlia. Eppure Lady Bird riesce a liberarsi dalle ostruzioni e lasciare il nido così come il suo soprannome vuole augurarle.

Il film si gioca sulla tensione vissuta per la separazione dalla figlia e la perdita di un po’ di potere sulla vita dei propri figli. I soldi così diventano un tentativo maldestro per tenere a sé l’affetto della figlia, ottenere la sua riconoscenza non accentando la realtà della separazione e della tristezza che questo comporta. Solo vivendo la separazione le due donne potranno comprendersi.

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CHIAMAMI COL TUO NOME di Luca Guadagnino

Un altro diciasettene. Questa volta siamo in Italia, Elio (Timothée Chalamet) trascorre con la sua famiglia una di quelle estati senza fine tipiche dell’adolescenza. Un’estate all’insegna della scoperta di sé senza alcun pregiudizio, del proprio corpo, dell’erotismo e appartenenze ebraiche e non solo. Un film sul piacere e la tensione sessuale, ma anche sulla fine dell’estate e la perdita del primo amore.  La scoperta dell’amore, del perdersi nell’altro perdendo il proprio nome. E’ anche la scoperta del  finire di un amore e del violento tornare ad essere semplicemente se stessi mentre dell’altro ne rimane solo il ricordo e il nome impresso. Come non ricordare i due momenti che segnano la tematica (no, non mi riferisco alle pesche): il dialogo con il padre dopo la separazione e il confronto con la realtà nella scena finale.

Qui, al contrario di Lady Bird, non c’è uno scontro generazionale, non ci sono incomprensioni, ma parole sagge dette da un padre che sa vedere oltre e insegna il valore dell’esprimere la propria sensibilità non temendo la sofferenza: “Stai male e ora vorresti non provare nulla, forse non hai mai voluto provare nulla, ma ciò che ora provi io lo invidio… Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta, così tanto che a 30 anni siamo già prosciugati e ogni volta che ricominciamo una nuova storia con qualcuno diamo sempre di meno, ma renderti insensibile così da non provare nulla, è uno sbaglio…”

Il film ci lascia questo importante messaggio: tutte le volte che evitiamo e soffochiamo l’emozione, perdiamo qualcosa di noi.

LA DISEDUCAZIONE DI CAMERON POST di
Desiree Akhavan

Con la La Diseducazione di Cameron Post la regista Desiree Akhavan affronta la delicata tematica dell’omosessualità e soprattutto avanza una denuncia su certi cosiddetti centri di recupero che tanto proliferano, dove si cerca di sopprimere o correggere  la spontanea e libera natura umana degli individui. Denunciabili? No. Ma come dice Cameron “insegnare ad odiare se stessi non è un abuso emotivo?

Il film tratto dall’omonimo libro e adattato dalla stessa regista e dalla produttrice italiana Cecilia Frugiuele. In perfetto stile Sundance, il film esplora l’accettazione della propria identità sessuale per contestare le cosiddette “terapie di conversione” o “terapie riparative” inventate, ahimè con un certo triste seguito, dallo psicologo statunitense Joseph Nicolosi. Sarebbe interessante vedere qualcosa di simile qui in Italia dove si diffondono centri e terapeuti che professano di curare un’ inesistente malattia o tentazione. Vediamo una sfilza di stereotipi che vogliono spiegare la sessualità in un rapporto causa-effetto: un certo rapporto con i genitori troppo affetto o troppo poco, un’attitudine per un certo sport o una propensione per l’emulazione, vanno bene tutto e il suo contrario.

Qualcuno ha lamentato l’assenza di durezza del film, ma anche qui come vedremo dopo con “Roma “, la violenza non è un rafforzativo di un concetto, e piccoli eventi possono essere molto più incisivi nel descrivere gli abusi emotivi che non sono poi così evidenti come le ferite, ma che segnano in profondità. Lo capisce bene chi sa vedere con il cuore.

DOGMAN di Matteo Garrone

Altro film italiano in questa piccola lista conclusiva del 2018. Dogman, film di cui vi lascio la videorecensione qui sotto, racconta la storia vera del “canaro” di una periferia, mite e servizievole, che dedica tutte le sue attenzioni ai cani, alla loro toelettatura, e alla figlia. E’ un film sulle fragilità di un uomo. Un uomo buono, forse troppo, che non sa mai dire di no e che ha il diritto di sognare una vita migliore per sé e la figlia. Sullo sfondo di una periferia western che sembra ricordarci che nonostante il progresso, la vita si gioca tutta per strada dove vigono le stesse regole di sopravvivenza del più forte. Bulli e vittime. Ma cosa accade quando le vittime si stancano di dover subire?

ROMA di Alfonso Cuaròn

Delicato e sentito. Un film sull”Amor“, se leggiamo Roma al contrario. Questi sono i due aggettivi che mi vengono in mente quando ripenso a questo film. Il regista ci porta alla sua infanzia e alle donne che hanno segnato quei momenti della vita importanti nella formazione di ognuno di noi. La rivista Wired ha pubblicato una recensione negativa paragonandola alla “Corazzata Potiomkin” di fantozziana memoria, ovvero quel film di cu parlano tutti in modo straordinario, ma che in realtà non piace a nessuno.

Leggendolo sono rimasta perplessa. Prima mi sono chiesta se avessero ragione nel dire che Roma  ci piace solo perché tutti dicono che è bello. Poi ho realizzato che la semplicità non a tutti piace e che la critica è stata aspra e un tantino radical chic all’opposto. La semplicità della storia – perché sì, anche della borghesia si può parlare, non solo della malavita- questo è il punto forte. La semplicità registica e l’intimità della scelta narrativa. Roma è la storia di una famiglia come tante, di una collaboratrice domestica come tante. Niente di eccezionale è ciò che rende originale il film.

Rivedere la propria storia, la claustrofobia di una sicurezza familiare e cambiare il proprio punto di vista da bambino ad adulto…con amore sono i punti chiave di Roma.

Ormai la maggior parte dei film mira alla spettacolarità, all’estrema originalità invece Cuaròn si spoglia di fronzoli e abbellimenti facendo una film in sottrazione. Forse osa troppo nel confidare che lo spettatore non si annoierà, ma è un film in crescendo e una volta entrati dentro non si può evitare di vedere come finirà la storia di questa amabile Cleo.

Qual è il segreto di questo film? Il film cerca e trova tre temi fondamentali dell’essere umano.

Verità. Amore. Bellezza.

Ci sono ancora tanti film in lista del 2018 da vedere e che potrebbero aggiungersi a questa lista!

Nel frattempo fateci sapere cosa ne pensate. Quali sono i vostri film preferiti del 2018?

La classifica di Alessandra

 

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