Bojack Horseman e come poter aiutare concretamente un amico depresso.

Come diventare artista della vita

Bojack Horseman e come poter aiutare concretamente un amico depresso.

Il penultimo episodio della prima parte della sesta (e ultima) stagione di Bojack, “il volto della depressione” racconta dell’esperienza di convivere con la depressione e di come un/una amico/a può continuare a connettersi con chi ne soffre.

È arrivata la prima parte della sesta (e ultima stagione) di Bojack Horseman.
8 episodi da binge watching che ci riportano nel mondo del cavallo star.
Dopo 6 stagioni di forti emozioni, il protagonista e i suoi compagni di viaggio, finalmente, sembrano ritrovarsi a fare i conti con sé stessi.
Le tematiche profonde continuano ad essere toccate, ma sembra ci sia speranza per tutti.

SPOILER ALLERT : Se ancora non avete visto gli ultimi episodi, non continuate a leggere!

Sono tutti episodi intensi e allo stesso tempo divertenti, ma personalmente mi ha molto emozionato moltissimo il penultimo “Il volto della Depressione”.

L’episodio inizia con Bojack finalmente fuori la clinica di riabilitazione in cui era entrato alla fine della quinta stagione.
Il cavallo aveva deciso di prendere in mano la situazione delle sue dipendenza dopo che Diane, amica e ghostwriter, lo aveva sostenuto e supportato.
Bojack si ritrova in una casa lasciata andare, così come era rimasta prima della sua partenza e quello che fa e mettere ordine e poi partecipare agli incontri degli AA.

Dopo qualche scena ci ritroviamo a Chicago, dove adesso vive Diane con il nuovo compagno, il bufalo Guy.
Diana sembrava avesse rimesso in moto la propria vita, dopo la fine del matrimonio con Mr Peanutbutter, quando scopriamo che in passato ha sofferto di depressione e che sembra soffrirne nuovamente.

Bojack decide di andare a trovarla senza preavviso. Si presenta a casa di Diane e la trova esattamente come era casa sua: cartoni di cibo da asporto vuoti in ogni angolo, disordine, spazzatura in giro, tende abbassate, grigiume e oscurità.

La reazione di Bojack molto delicata ma efficace, mi ha fatto ripensare a quanto sia importante per chi sta soffrendo di depressione, mantenere contatto e connessione con gli altri.

Quando si soffre di depressione è molto difficile entrare in relazione, non si riesce bene a partecipare, ci si sente confusi e svogliati, manca la forza di farlo. 

E anche se apparentemente si vorrebbe sprofondare nella solitudine, sotto strani di sofferenza e anestesia emotiva, la voglia di connettersi ai proprio cari non è scomparsa.

Per chi ha un amico o un’amica che sta soffrendo di depressione, avere questa consapevolezza è molto difficile.
Spesso, nel mio lavoro, mi sento chiedere “una persona a cui tengo soffre di depressione. Vorrei essere d’aiuto e riuscire dimostrare interesse, ma non riesco a entrare in contatto con lei/lui. Come posso fare?”.

Ispirandomi proprio a questo episodio e pensando alla mia esperienza professionale, ho pensato a una guida (ovviamente non è esaustiva) di come poter mantenere una connessione autentica con un nostro/una nostra amico/a che depresso/a.

La prima cosa che ho notato è che appena Bojack appaia a casa di Diane, lei gli chieda di uscire (per non mostrare il disordine) e lui accetti.
Boajck fa una cosa che in molti dimenticano: non prenderla sul personale.
Bojack non pensa che Diane non lo voglia far entrare in quanto è proprio lui davanti la porta,  non si sente offeso dalla richiesta.

Capiterà che lui/lei non riesca a tenere il tuo passo e magari ti chieda di lasciargli un po’ di spazio. O addirittura può capitare che lui/le ti risponda male o mostri rabbia e frustrazione nei tuoi confronti.


Non prenderla sul personale, lui/lei sta vivendo una situazione in cui tutto appare faticoso e difficile, in cui i consigli e il supporto altrui sembrano essere inutili e non si vorrebbe sbattere continuamente la faccia contro questa realtà
.
Lascia perdere e fagli/falle sapere che comunque sia, hai intenzione di restargli vicino.


Una volta usciti i due si ritrovano al tavolo di un dinner a parlare della vita attuale e Bojack insiste per sapere come stia la ragazza, così che la situazione si fa improvvisamente chiara.

Una delle cose che penso sia importantissima in queste situazione e che Bojack rispetta appieno, è di non consigliare “Fatti Forza”, “Cerca di superarlo”.
Incoraggiare tramite queste frasi è un’abitudine che abbiamo tutti.
Sia perché in genere siamo abituati a rivolgerle a chi soffre di un semplice momento di sconforto e sia perché abbiamo la credenza magica che pronunciarle attivi qualche misterioso processo di guarigione. 

Purtroppo nel caso della depressione non funziona, non si tratta di farsi forza né di superare un momento; si tratta di un disagio profondo, che richiede una rielaborazione continua. 
Così come non funziona in malattie come l’influenza o una colica renale allo stesso modo queste formule magiche non funzionano per la depressione.

Bojack lo sa bene, anche lui viene da una situazione di profonda sofferenza e quello che si limita a fare è di raccontare la propria esperienza.
E lo fa in un modo totalmente naturale.

Questo è un altro aspetto molto importante: essere naturali quando ci relazioniamo con l’altro/a.
Spesso c’è la tendenza ad assumere un atteggiamento compassionevole, con toni mesti e tristi.
Per cui chi sta soffrendo di depressione si ritrova in un clima solenne e pesante, ancora più preoccupante, che non solo non lo aiuta ma può farlo anche sentire in colpa.

Essere naturali, parlare con il proprio tono, usando le parole che ci vengo spontanee e non selezionarle, evitando un tono volutamente malinconico, crea una situazione più autentica.
È permesso essere ottimisti e di speranzosi.
Non vuol dire fare i salti di gioia ma essere sé stessi.

Bojack si era presentato a Chicago per ringraziare Diane di quanto fatto in passato per lui e racconta anche della sua situazione attuale.
Impegnarsi e dedicarsi di una persona depressa non significa star sempre a puntualizzare la sua depressione.

Ci si può impegnare con l’altra/o anche rendendolo partecipe della tua vita, ringraziandolo per quanto ha già fatto per te e soprattutto invitandolo/a contribuire a farne ancora parte: si può chiedere aiuto in un’attività in cui sai che l’altro/a eccelle; puoi parlare di cose che ti stanno a cuore e chiedere un parere o un consiglio; puoi discutere.

Essere depressi non significa aver perso la propria intelligenza o le proprie competenze, sono solo offuscate.
Essere depressi non significa non poter dare un contributo alle vite degli altri.

Molte persone che soffrono di depressione raccontano di sentirsi dire sempre “chiamami o scrivimi in qualsiasi momento”.
Accade poi che le aspettative non corrispondano a realtà e che a chiamate o messaggi non ci sono state risposte.
Abbiamo tutti i nostri impegni e le nostre vite, non siamo supereroi e non è nemmeno legittimo far credere il contrario.

Vorremmo essere d’aiuto ma potremmo non essere in grado di rispondere in quel momento o addirittura in  quello stesso giorno. È assolutamente corretto e rispettoso che si definiscano confini molto chiari.
Sii chiaro su ciò che puoi e non puoi fare per lui/lei.

Allo stesso tempo potrebbe essere utile prendere un impegno preciso piuttosto che affermare una vaga intenzione. È un segno che ti importa di quella di persona.
Per cui si può chiedere, ad esempio , “Magari posso scriverti a ora di pranzo e chiamarti nel fine settimana? Potrebbe essere di supporto per te?”.
Stabilire insieme dei momenti per supporto e feed-back rende fiducioso/a l’altro nei tuoi confronti.

Dopo aver dormito da Diane, Bojack decide di darle una mano e rimette in ordine il soggiorno immerso nel disordine e nella spazzatura.
Spesso ci si dimentica che le azioni di supporto non sono fatte solo di parole confortanti.

Le azioni concrete sono ugualmente efficaci e in alcuni casi possono alleggerire il peso che questa persona porta sulla spalle.

Ordinare una stanza lasciata alla mercé del disordine; portare un pasto caldo quando sappiamo che lui/lei non cucinerà perché lo troverà troppo pesante; accompagnarlo/a a pagare bollette e conti che altrimenti rimerebbero lettere impolverate su un tavolo; azioni che ti permettono di essere materialmente supporto e che ti faranno entrare in connessione con l’altro/a

Ho già detto che questa non è una guida esaustiva e ci sarebbero molte altre idee da esplorare. Il punto comune di tutte queste idee è non smettere mai di considerare lui/lei come qualcuno in grado di offrire qualcosa; una persona la cui vita è altrettanto intensa, bella e importante.

Valentina Freni

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