Calendario dei sentimenti – “La Donna Scheletro” e la natura ciclica dell’amore.

Come diventare artista della vita

Calendario dei sentimenti – “La Donna Scheletro” e la natura ciclica dell’amore.

Le relazioni di coppia durature seguono traiettorie lineari solo in poche situazioni. Le relazioni, molto più spesso di quanto si pensi, seguono un ciclo Vita/Morte/Vita.
Per far rinascere la relazione, va affrontata e sbrogliata “La Donna Scheletro” della storia.

Le relazioni di coppia, così come molte altre vicende umane, solo in poche situazioni seguono traiettorie lineari. Le relazioni, molto più spesso di quanto si pensi, seguono un ciclo di nascita/sviluppo/declino/morte e infine rinascita.

Di questo racconta metaforicamente la storia che segue, tratta dal volume “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estès.

«Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno rammentasse più che cosa. Il padre l’aveva trascinata sulla scogliera e l’aveva gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e ne strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era rivoltato dalle correnti.

Un giorno arrivò in quella baia un
pescatore. Ma quell’uomo veniva da lontano e non sapeva che i pescatori locali si tenevano ormai alla larga dalla piccola baia, che dicevano frequentata da fantasmi.

L’amo del pescatore scese nell’acqua e s’impigliò proprio nelle costole della
Donna Scheletro.
Si disse il pescatore: Ne ho preso uno proprio grosso!
Intanto pensava a quante persone quel pesce grosso avrebbe potuto nutrire, per quanto tempo sarebbe potuto rimanere a casa tranquillo.
E mentre cercava di tirare su quel grande peso attaccato all’amo, il mare prese a ribollire e il suo kayak a essere sballottolato, perché colei che stava sotto lottava per liberarsi.
Ma più lottava e più restava impigliata.
Inesorabilmente veniva trascinata sulla superficie.

Il pescatore si era girato per raccogliere la rete e non vide la testa calva affiorare tra le onde, non vide i crostacei sui vecchi denti d’avorio. Quando si volse, l’intero corpo era salito in superficie e pendeva dal kayak. “Ah!” urlò l’uomo e la gettò giù dalla prua con il remo e prese a remare come un demonio verso riva, non rendendosi conto che era aggrovigliata nella lenza.
Per quanto andasse a zigzag con il kayak, lei restava lì dietro ritta in piedi e le braccia si lanciavano in avanti per afferrarlo e trascinarlo nelle profondità del mare.

Il pescatore salto giù dal kayak, prese a correre tenendo stretta la lenza e il cadavere bianco della Donna Scheletro, sempre impigliato alla lenza, lo seguiva a balzelloni.
Lei gli era sempre dietro e intanto afferrò un pesce congelato e prese a mangiarlo, perché da gran tempo non si rimpinzava.

Alla fine l’uomo giunse nel suo igloo i lanciò nella galleria, e a quattro zampe penetrò all’interno. Ansimando e singhiozzando giacque nell’oscurità, con il cuore che batteva come un tamburo. Finalmente al sicuro, sì, al sicuro, grazie agli dei, al sicuro…finalmente.

Ma quando accese la lampada all’olio di balena, eccola, lei era lì, ed egli cadde sul pavimento di neve con un tallone sulla sua spalla, un ginocchio dentro alla gabbia toracica, un piede sul suo gomito. Non seppe poi dire come fu: forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo, fatto sta che
sentì nascere come un sentimento di tenerezza, e lentamente allungò le mani sudicie e, con le parole dolci che una madre avrebbe rivolto al figlio, prese a liberarla dalla lenza. “Ecco, ecco”, prima liberò le dita dei piedi, poi le caviglie. “Ecco, ecco”. E continuò nella notte, e la rivestì di pellicce per tenerla al caldo. Le ossa della Donna Scheletro erano esattamente nell’ordine che dovevano avere in un essere umano.

Cercò la pietra focaia, usò i suoi capelli per avere un po’ più di fuoco. Di tanto in tanto la guardava mentre ungeva il legno prezioso della sua canna da pesca e riavvolgeva la lenza.
E lei non diceva una parola – non osava – perché altrimenti quel pescatore l’avrebbe presa e gettata dagli scogli, e le sue ossa sarebbero andate in pezzi.

All’uomo venne sonno, scivolò sotto le pelli e cominciò ben presto a sognare. Talvolta, durante il sonno, una lacrima scivola giù dall’occhio di chi sogna, non sappiamo mai quale sorta di sogno la provoca, ma sappiamo che è un sogno di tristezza o di struggimento. E questo accadde all’uomo. La Donna Scheletro vide la lacrima brillare nella luce del fuoco, e d’improvviso sentì un’immensa sete. A fatica si trascinò accanto all’uomo addormentato e
posò la bocca su quella lacrima.
Quell’unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finché la sua sete di anni non fu placata.

Mentre giaceva accanto a lui, frugò nell’uomo addormentato e gli prese il cuore, il tamburo possente. Si mise a sedere e si mise a picchiare sui due lati del cuore: “Bum! Bum!”.
Mentre suonava si mise a cantare: “Carne, carne, carne! Carne, carne, carne!”. E più cantava più si riempiva e ricopriva di carne. Cantò per i capelli e per buoni occhi, e per mani piene. Cantò la linea tra le gambe, e il seno, abbastanza grande da trovarvi calore, e tutte le cose di cui una donna ha bisogno. E quando ebbe tutto fatto, cantò i vestiti, che si togliessero dal dormiente, e scivolò nel letto con lui, pelle a pelle.
Rimise il grande tamburo, il suo cuore, nel suo corpo, e così si risvegliarono stretti uno nelle braccia dell’altra, aggrovigliati dalla loro notte, in un altro mondo, bello e duraturo.

Quelli che non rammentano il perché della sua cattiva sorte di un tempo, dicono che lei e il pescatore andarono via e furono ben nutriti dalle creature che lei aveva conosciuto nella sua esistenza sott’acqua. Dicono che è vero, e che è tutto quanto loro sanno».

Per poter far sì che la relazione d’amore non fallisca bisogna affrontare e sbrogliare la Donna Scheletro ovvero la crisi profonda, il buio, quello che metaforicamente chiamiamo Morte.

Temiamo che la Morte sia seguita sempre da altra Morte, ma invece il suo rovescio è la vita e in essa è sempre in incubazione una nuova vita.
Può morire un’idea, a volte anche idealizzata, della relazione ma sbrogliando la lenza non per forza muore la relazione stessa.
Anzi la storia può rinascere a nuova vita, scoprire nuovi significati.

Come scrive Clarissa Pinkola Estès a commento della storia:

Il racconto dice come avviare una relazione ricca e improntata alla collaborazione con quanto si teme. Lei è per l’appunto quella cui lui può prestare il cuore. Per trovare questo illustre consigliere di vita e d’amore, basta smettere di fuggire, basta cominciare a sbrogliare, ad affrontare la ferita e la propria brama di compassione e abbandonare al processo tutto il proprio cuore

Valentina Freni

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