Perché il Gay Pride è ancora così importante

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Perché il Gay Pride è ancora così importante

Amato, atteso, pianificato, colorato, il Gay Pride rappresenta un giorno importantissimo per l’intera comunità LGBTQ+ e non solo.L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ci impedisce di assembrarci e riunirci per manifestazioni o cortei e per questo motivo quest’anno il canonico appuntamento del Gay Pride salterà e verrà sostituito da innumerevoli eventi online.

Ma perché il Gay Pride è così importante?

Per comprendere l’importanza che questo evento riveste per la comunità LGBTQ+ e non solo, è fondamentale conoscerne le origini e il significato.

Fino agli anni ’60 negli Stati Uniti le persone LGBTQ+ difficilmente potevano vivere liberamente la propria sessualità tanto che, di frequente, le forze dell’ordine facevano irruzione nei locali gay picchiando, minacciando ed arrestando i membri della comunità.

Il 28 giugno 1969, però, durante una di queste retate allo Stonewall Inn, storico locale gay newyorkese, si verificò qualcosa di nuovo: per la prima volta le persone all’interno del bar decisero di smettere di subire e reagirono a quell’attacco, con una protesta che proseguì nei giorni a venire.

L’anno successivo, in memoria di quanto avvenuto nei cosiddetti moti di Stonewall, fu organizzato a New York il primo Gay Pride della storia.  Contemporaneamente altre simili manifestazioni furono organizzate in altre città americane per mostrare all’intera società che le persone LGBTQ+ esistono ed hanno il diritto di vivere in libertà, senza timori o repressioni.

Da allora, nel mese di Giugno, in quasi tutto il mondo si celebra il Gay Pride con una parata che vuole sia ricordare le lotte del passato sia essere una testimonianza e un’affermazione di “presenza” per l’intera comunità.

Ma perché ancora oggi è importante continuare a celebrare il Gay Pride?

Ci sono svariate ragioni, ma una fondamentale riguarda un fenomeno che interessa tutte le persone della comunità LGBQ+ e che influisce sulla loro qualità della vita: il Minority Stress o Stress da minoranza (Meyer, 2003).

Ma cosa si intende con Stress da minoranza?

Il costrutto psicologico di Minority Stress si riferisce all’insieme dei disagi psichici derivanti dall’appartenenza ad una minoranza, in questo caso una minoranza sessuale.

Secondo questo modello, le persone che fanno parte di minoranze sessuali sono esposte quotidianamente a fattori cronici di stress, legati alle loro identità stigmatizzate, tra cui vittimizzazione, pregiudizio e discriminazione.

Meyer ritiene che i fattori del Minority Stress siano legati a tre diversi aspetti:

  • Esperienze di discriminazione e violenza, che possono avere caratteristiche traumatiche acute o croniche;
  • Stigma percepito, cioè l’aspettativa del verificarsi di tali eventi e l’annesso stato di vigilanza volto a prevenirli;
  • Omofobia interiorizzata, ovvero l’interiorizzazione di atteggiamenti sociali negativi nei confronti dell’omosessualità.

Un altro aspetto che determina l’impatto del Minority Stress sul benessere psicologico è il coming out.

Il fatto di trovarsi spesso, nella vita sociale, davanti alla scelta di nascondersi o svelarsi rappresenta un grande fattore di stress: infatti, nell’arco di pochi secondi, una persona deve valutare le conseguenze positive e negative della sua decisione e farne un bilancio.

Se sceglierà di nascondersi, non sarà esposto ad esperienze di discriminazione ed omofobia, ma perderà esperienze di condivisione, accettazione, validazione esterna e quindi di sostegno sociale. Se invece deciderà di fare coming out, sarà certamente più esposto alla possibilità di subire eventi omofobici, ma potrà contare sul supporto e sul riconoscimento della propria identità ed intimità nel suo contesto sociale.

Alla luce di quanto detto e dei fattori cronici di stress a cui i membri della comunità LGBTQ+ sono sottoposti quotidianamente, è chiaro come il Gay Pride sia un evento di fondamentale importanza.

In un’occasione del genere, infatti, ciascuno può vivere liberamente la propria identità e la propria affettività, può mettere da parte, anche solo per qualche ora, lo stigma, la percezione di essere minoranza, la paura della discriminazione.

Semplicemente, durante la parata, ogni persona può esprimere chi è realmente, nella sua unicità. Può contare sul supporto, l’affetto, la vicinanza di tutte le persone che partecipano all’evento qualunque sia la sessualità di quest’ultime. Può sperimentare sicurezza, accettazione e senso di comunità, può finalmente sapere di non essere solo.

Proprio per questo il Gay Pride non va inteso come una manifestazione che riguarda solo la comunità LGBTQ+, ma come un momento di crescita e unione di tutta la società.

Ilaria Mordà

 

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