Tre Scintille per ispirare il nostro 2021!

Come diventare artista della vita

Tre Scintille per ispirare il nostro 2021!

Cosa ci porteremo con noi di questo 2020? Difficile dirlo e soprattutto trovarlo. Bisognerebbe scavare sotto la superficie e sotto le macerie che questo anno ci lascia. Nello scavo però ho trovato un libro, un documentario e un film che possono ispirare il nostro 2021.

Nel 2020 molte di quelle che credevamo certezze sono crollate, abbiamo fatto i conti con la nostra finitezza e con l’incertezza.

E’ stato un anno che ci ha portato a ritirarci in noi stessi, a sostenere le lotte (civili e non) per noi veramente importanti, come se la pausa obbligata avesse posto l’accento su ciò che era realmente importante e che andava fatto ora.

Abbiamo capito che avevamo bisogno di una iniezione di valori, gli anticorpi per una società consumistica e votata alla performance che lentamente ci consuma chiedendoci di fare di più, di avere un’utilità.

Siamo stati posti di fronte a tante domande: Tolto il lavoro cosa siamo? Se siamo obbligati a fermarci a cosa pensiamo? Sappiamo semplicemente stare o abbiamo bisogno di fare? Il nostro valore si misura nell’utilità?

Tante domande, tante richieste e pochi strumenti per trovare le risposte.

Oggi non posso dire di avere trovato risposte certe, ma sicuramente questo anno ha contribuito a mettere dei mattoncini importanti . Forse meglio dire dei semini perchè le idee hanno bisogno del loro tempo per mettere radici e svilupparsi. Quindi vediamo insieme cosa può ispirare il 2021.

Tre scintille per il 2021!

Becoming, la mia storia di Michelle Obama

Ad inizio pandemia cercavo dei modelli che potevano ispirarmi e dai quali trarre degli insegnamenti. In questa ricerca mi sono imbattuta nella biografia di Michelle Obama – e non servono ulteriori presentazioni.

E’ stato bello potermi riconoscere in qualcuno, nella sua storia; mentre leggevo pensavo a quante cose in comune non tanto con la sua infanzia, ma nel suo modo di sentirsi e nel come era stata cresciuta in quanto donna appartenente ad una minoranza in cerca di riscatto. Non se ne parla mai, in Italia ancora meno.

Ancora una volta ho capito l’importanza delle storie e del vedersi rappresentate, potersi riconoscere e trovare in questi modelli delle riposte a domande che nemmeno sapevamo di avere.

Da bambina, le mie aspirazioni erano semplici. Volevo un cane. Volevo una casa con la scala interna, due piani per una famiglia. Volevo, per qualche motivo, una station wagon a cinque porte [..] Dicevo che da grande avrei fatto la pediatra.

Questo è l’incipit della prefazione che avrei benissimo potuto scrivere anch’ io, così come tante altre bambine come me.

Adesso credo che Cosa vuoi fare da grande? sia una delle domande più inutili che un adulto possa rivolgere a un bambino o ad una bambina. Come se crescere fosse un processo che ad un certo punto finisce. Come se ad un certo punto si diventasse qualcosa e basta, fine della storia.

Diventare è un processo che dura tutta la vita e si discosta spesso dai nostri sogni di bambine.

Spesso idee preconfezionate dalle aspettative degli adulti e culturalmente determinate. Siamo chiamati, come sottolinea Michelle Obama nel libro, ad una sfida, la più grade: far coincidere chi sei con il posto da dove vieni e quello in cui vuoi andare.

Una fortunata congiunzione astrale riuscire a far combaciare Identità, Origine e, come vogliamo chiamarlo?, Missione, Vocazione, ecc. Di quest’ultimo elemento parleremo meglio nell’ultimo punto. Tre elementi che come pezzi di un grande puzzle cerchiamo di fare combaciare finendo per rimanere intrappolati in questo grande enigma.

Michelle parla a cuore aperto delle difficoltà che conosciamo bene in quanto donne e ancora di più se appartenete a qualche minoranza (credo che sia una rarità non appartenere ad una qualche minoranza, a meno che non restiate nella vostra confort zone per sempre).

Richiede molte energie essere l’unica persona nera in una sala di lettura o una delle poche non bianche a fare un provino per uno spettacolo teatrale o ad affrontare una selezione per una squadra sportiva. Richiede un sforzo, un livello superiore di fiducia in sè stessi, parlare in questi contesti e dominare una sala.

Racconta la sua difficoltà nel dover gestire casa, lavoro, figli, vita di coppia e amicizie. Racconta di come le donne vengano lasciate sole nel dover fare tutto questo e di come lei alla fine sia riuscita a conciliare tutto senza perdere la testa e la salute.

Vi invito quindi a immergervi in questa lettura commovente e incoraggiante. E vi lascio con una domanda chiave che ha spinto l’ex first lady a “diventare”: ci accontentiamo del mondo così com’è o lavoriamo per come dovrebbe essere?

Dal libro di Michelle Obama è stato tratto anche l’omonimo documentario.

Homecoming: A film by Beyoncè

Sì, avete letto bene. Non semplicemente un documentario su Beyoncè, ma un documentario da lei pensato e diretto. Racconta la preparazione e il concerto “Homecoming” per il Coachella. Durante la quarantena ho sentito la mancanza dei concerti, della musica dal vivo e il concerto di Beyoncè all’Olimpico al quale non sono andata ancora lo rimpiango. Allora, per recuperare, ho visto il documentario disponibile su Netflix e là ho scoperto quella che a tutti gli effetti è un’artista e un’imprenditrice in un mondo anche qui molto maschile.

Nel 2018, Beyoncè è diventata la prima donna black protagonista del concerto di punta del Coachella trasformando il suo Beychella in qualcosa di storico.

Il documentario non mostra solo la bravura di questa cantante sul palco e dietro le quinte (nel guidare e dirigere l’energia dei suoi musicisti e del suo corpo di ballo), ma anche le difficoltà di una donna che pochi mesi dopo aver partorito una coppia di gemelli, ha iniziato a lavorare per 15 mesi ad un concerto dalla vasta portata e dalla risonanza senza precedenti.

Anche qui, come per il libro di Michelle Obama. quello di Beyoncè è un processo per diventare. Non si è Beyoncè, si diventa Beyoncè.

“Ho studiato la mia storia, ho studiato il mio passato, e ho messo ogni errore, tutti i miei trionfi – i miei 22 anni di carriera – nella mia performance di 2 ore.”

Beyoncè

Per Queen B il concerto è uno strumento per veicolare il suo messaggio.

Un messaggio che negli ultimi anni è diventato sempre più chiaro e forte: incoraggiare e ispirare le minoranze e soprattutto le donne attraverso la musica e non solo.

Negli anni anche l’espressione artistica della cantante si è evoluta e ha dovuto faticare per poter fare quello che voleva. Gli album di Beyoncè si sono trasformati in visual album, “Black is King” ad esempio disponibile sulla piattaforma streaming Disney+.

In Homecoming sono presenti numerosi messaggi e frasi tratte da opere importanti della black culture e del movimento afroamericano (Toni Morrison, Nina Simone, l’attivista dei primi del ‘900 W.E.B. DuBois) così come molte considerazioni dell’artista stessa.

Sono così fortunata e così grata di poter prendere tutte queste idee folli e trasformarle effettivamente in qualcosa che guarisce le persone; che può stimolare l’immaginario nelle persone, che mostra loro di sognare in grande, che mostra loro che non hanno limiti. È possibile. Se il mio sedere di campagna può farlo, possono farlo anche loro.

Beyoncè

E sempre a proposito dell’ispirare attraverso la rappresentazione, Beyoncè cita Marian Wright Edelman:

“Non puoi essere ciò che non puoi vedere”

E ancora:

“L’istruzione non deve semplicemente insegnare il lavoro, deve insegnare la vita”

W.E.B. DuBois

E con questo concetto di educazione e istruzione vi invito a vedere questo documentario e immergervi nella cultura afroamericana per alcuni istanti e lasciarvi travolgere dall’energia di Homecoming.

Soul, di Pete Docter

E con questa ultima Scintilla, è il caso di dirlo, terminiamo questa riflessione sul Diventare Becoming: parola che potremmo scomporre in “venir ad essere”, “trovarsi”.

Ricordate la sfida di cui ci parla Michelle Obama? In questo piccolo viaggio che ci vuole traghettare verso il nuovo anno e in questo metaforico saluto al secolo passato, abbiamo incontrato:

  • Michelle che nella sua biografia ci racconta chi è;
  • Beyoncè che nel suo documentario ci racconta il suo Homecoming, le sue origini;
  • Soul, un film d’animazione, ovvero immagini in movimento, che vuole aiutarci a trovare l’orientamento.

Vuoi diventare la persona per cui sei nato. Non sprecare il tuo tempo con tutte le cianfrusaglie della vita. Trascorri le tue ore preziose facendo ciò che farà emergere il vero te. Il brillante, appassionato, Te.” dice Joe, il primo protagonista nero in un film d’animazione. Joe è un bravissimo pianista Jazz che però vede mortificato il suo talento nell’insegnare musica ai bambini dalle dubbie capacità.

Arriva però ad un bivio: accettare il contratto a tempo determinato o tentare il tutto per tutto suonando al fianco di una famosissima Jazzista? Sembra arrivato finalmente ad un punto di svolta, eppure la vita gli gioca un brutto scherzo.

E così prendendo spunto dal mito di Er raccontatoci da Platone, Pete Docter ci pone di fronte a qualcosa di più di un semplice “cartone animato”.

Soul è una riflessione sull’Anima e su ciò, scusate il gioco di parole, che la anima, intriso di nozioni e teorie filosofiche- abbiamo già sottolineato Platone- e psicologiche – lo stato di flow della coscienza che si sperimenta quando si è totalmente immersi in un’attività.

Nel film targato Disney Pixar, si parla di morte per parlare di vita.

“Ti dicono trova la tua passione, seguila e nel successo troverai la felicità. Ma non è questo il caso. Questo film è un’indagine su cosa sia vivere” dice Pete Docter parlando del film.

Docter si interroga sull’annosa questione circa il senso della vita, lo scopo. Quella parola che a volte è un macigno sulle nostre spalle facendoci dimenticare l’essenza della vita stessa.

Pete Docter conclude (?) quella che da molti è considerata una trilogia iniziata con Up, continuata con Inside Out e arrivata oggi a Soul. Ci parla di ossessioni, di abitudini che possono disconnetterci dalla vita.

Le anime perdute non sono poi così diverse da quelle del flow. Il Flow è piacevole, ma quando quella gioia diventa un’ossessione ti disconnette dalla vita. Per un po ‘sono stato anch’io un’anima perduta.

Il viaggio dell’Eroe e dell’Eroina si intrecciano. Joe farà di tutto per tornare sulla Terra e per farlo finirà a fare da guida ad un’anima antica,22, che si trova nel “premondo” da tempo e che non è riuscita a trovare la sua Scintilla. Ciascuno avrà qualcosa da insegnare all’altro.

Ho letto vari articoli dove viene accostata la Scintilla di cui parla il film, al Talento. A riguardo penso che la Scintilla sia semplicemente la Scintilla, quella cosa che si accende quando facciamo qualcosa che ci fa sentire vivi, quella cosa che ci ricarica. Ed è allora che riusciamo in quel che facciamo. Del resto la chiamano scintilla non a caso, quel piacere che da il via al resto.

Tuttavia come sottolinea Joe, noi esseri umani pensiamo che lo scopo sia il nostro talento e che se abbiamo un talento dobbiamo perseguirlo e renderlo il nostro scopo. Per questo dirà a 22 che passeggiare, o altre azioni “modeste”, non possono essere la Scintilla perchè queste cose sono inutili, senza scopo.

Ma la Scintilla è senza scopo, senza utilità.

Ci fa stare bene nei momenti in cui ne abbiamo bisogno, ritrova la nostra anima quando ci disconnettiamo da essa, ci immerge nel Flow ma senza dimenticare di vivere.

Non assegniamo scopi, come ti è venuto in mente? La scintilla non è lo scopo di una persona. Oh, voi mentori e le vostre passioni, i vostri scopi. Il senso della vita! Così basici…”

“Siamo nel business dell’ispirazione, ma non capita spesso di trovarci ispirati.” dirà uno dei vari Jerry dell’aldilà. Infatti qualcosa deve accadere perchè si possa trovare l’ispirazione, l’illuminazione. I nostri ideali fantasticati possono mortificare il piacere di vivere, cerchiamo nel quotidiano la nostra Scintilla.

Quale miglior film a conclusione di un anno che ci ha tolto i nostri piaceri soliti, ci ha bloccati dal fare e ci ha obbligati a fermarci e trovare un nuovo senso in quello che avevamo, dentro le nostre mura domestiche.

Ed è con quest’ultima Scintilla che ci regala, non solo una piacevole visione, ma anche piacevole musica, che

vi auguro un sereno e ispirato anno nuovo, resiliente e creativo!

Alessandra Notaro

 

Rispondi