Stephen Hawking e la teoria della resilienza

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Stephen Hawking e la teoria della resilienza

Quando ho letto la notizia della sua scomparsa, sono rimasta molto colpita e mi sono sentita in debito di onorare la sua memoria. In primis come fisico e poi come un vero grande Resiliente.

Non avrei voluto scrivere un solito articolo di commemorazione, ma è difficile non rendere omaggio a Stephen Hawking.

Io non sono un fisico. Nella vita mi occupo di tutt’altro: di  persone, di comportamenti e visioni del mondo. La fisica però mi ha sempre affascinato. Tra i banchi di scuola, mi perdevo in un turbinio di dimostrazioni matematiche e formule, vittima di un sistema scolastico in cui spesso chi insegna fisica non è un fisico. Mi sforzavo di capire, perché in qualche modo sentivo che, studiando fisica avrei sollevato un velo sulle leggi dell’universo. Solo che non capivo molto e persi un po’ di interesse. Tempo fa mi capitò tra le mani “Breve storia del tempo” di Hawking e mi incuriosì. Lo divorai. La scrittura semplice ed ironica di Hawking, mi apriva scenari che non pensavo potessero essere compresi dalla mia mente limitata.

La fisica cominciò a sembrami più avvicinabile, più umana. Diventò quasi poetica.

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E trovai che tante teorie e leggi potevano essere applicate al comportamento umano: come se fosse una lente attraverso cui leggere ciò che accade tra astri e particelle, ma anche tra le persone. Iniziai a pensare che la fisica potesse essere uno spunto per riflettere sulla condizione umana, che potesse aiutare le persone a tirare fuori il meglio di sé.

Perché se l’universo stesso, che da sempre ci figuriamo come fisso ed eterno, è in espansione, c’è speranza che qualsiasi condizione umana non sia immutabile.

“I buchi neri non sono neri come li abbiamo dipinti. Non sono le prigioni eterne che un tempo pensavamo fossero. Si può uscire da un buco nero, anche verso un altro universo. Quindi se vi sentite intrappolati in un buco nero non mollate, c’è sempre una via d’uscita” ha detto Stephen Hawking qualche mese fa in una conferenza al Royal Institute of London. Si può uscire e andare verso un nuovo universo che non conosciamo e non possiamo immaginare. La vita stessa di Hawking ne è l’esempio. Da giovanissimo Hawking riceve una diagnosi infausta e una prospettiva di vita di due anni. Condannato a una vita immobile, resiste per oltre 50 anni. Continua i propri studi, si sposa due volte e diventa persino protagonista di un episodio de I Simpson. Non era pensabile.

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Ma appunto l’universo è in espansione, si può mutare. E se l’universo funziona così, anche la nostra vita di piccoli puntini persi in questa storia senza tempo, funziona così. La storia di Hawking e la fisica stessa ci invitano a non mollare, a non lasciar vincere la rabbia per le dolorose sfortune della nostra storia e ad essere coraggiosi e resilienti.

“Per quanto difficile possa essere la vita. C’è sempre qualcosa che è possibile fare. Guardate le stelle invece dei vostri piedi”.

 

Valentina Freni

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