Troppo ordine crea disordine: il lato negativo della filosofia del riordino di Marie Kondo

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Troppo ordine crea disordine: il lato negativo della filosofia del riordino di Marie Kondo

Marie Kondo e la sua filosofia del riordino spopolano anche in Italia.
Se da un lato il riordino è assolutamente funzionale e necessario, dall’altra parte l’eccessiva attenzione all’ordine e al minimal possono avere conseguenze non sempre positive.

Marie Kondo e la sua filosofia del riordino spopolano anche in Italia.
Se da un lato il riordino è assolutamente funzionale e necessario, dall’altra parte l’eccessiva attenzione all’ordine e al minimal possono avere conseguenze non sempre positive.

Conduciamo vite ricche di impegni che impongono ritmi frenetici, così da ritrovarsi a sognare ad occhi aperti il momento in cui si potrà riposare in una casa comoda e accogliente.

In questo scenario di vite moderne, hanno trovato successo filosofie di vita come la danese Hyggeo il Lagomsvedese, con una conseguente crescita di manuali a tema, articoli, blog e profili Instagram.
La felicità domestica è un tema che interessa molto.

In questo clima ha trovato un grosso successo internazionale la giapponese Marie Kondo, autrice del bestseller “il magico potere del riordino” e ideatrice del metodo KonMari,adesso sbarcata su Netflix con docu-reality.

Kondo si propone come obiettivo quello di portare gioia nel mondo attraverso il riordino della propria casa, attraverso un metodo preciso.

Per prima cosa si dividono gli oggetti in 5 categorie: abiti, libri, carte, miscellanea (oggetti di tutti i tipi tra cui anche quelli della cucina) e oggetti sentimentali.
Si riordinano gli oggetti i base alle categorie e non in base al luogo in cui si trovano, con particolare attenzione a come si piegano i vestiti.
Si butta ciò che non ci infonde più gioia, non prima di averlo ringraziato per averci servito.
In più, dalla serie Netflix, vediamo Kondo impegnata a salutare la casa e ringraziarla per aver accolto chi ci vive, unendo così pratica del riordino ed elementi spiritualisti.


Non c’è nulla di male nel riordinare,  anzi, è un’operazione necessaria per migliorare il benessere quotidiano.
 Ma questa eccessiva attenzione all’ordine e al minimal non sempre è positiva

Spesso si nasconde il disordine interiore con un disordine esteriore, per cui cercare di mantenere pulito e ordinato il luogo in cui si vive è modo per ristabilire un filo logico.
Presi dalla foga del riordino, si può correre il rischio di credere che basti un po’ di ordine per risolvere un groviglio interiore.

Si rischia di puntare a risolvere situazioni molto più complesse con eccessive semplificazioni.
Nelle serie, una delle signore aiutate da Kondo, dice di aver accumulato borsette che non usa e vestiti con ancora attaccate le etichette, perché lei e il marito avevano smesso di comunicare e allora comprava per ripicca.

Questa è una situazione complessa e dal montaggio sembra che si sia risolta con il solo mettere in ordine le borsette, ma è un finale molto indubbio.
Anni di mancanze di comunicazione cancellati con il riordino sembra troppo semplicistico.
Dove sono finiti i discorsi mancati, le frustrazioni e il chiarirsi?

Inoltre essere costantemente orientati all’estremo e rigoroso ordine domestico può essere molto faticoso, spinge le persone a ideali di perfezione che non sono naturali.
Quando si cerca la perfezione, in agguato c’è sempre l’insoddisfazione.
Da una cosa fatta per garantire il benessere, il riordino diventa un’attività stressante.

Un aspetto che personalmente mi ha colpito è quello degli oggetti lasciati andare.
É importante lasciar andare ciò che non serve più, ciò che non è più significativo per la nostra esistenza o inutile o dannoso.

É un lavoro che si fa anche nelle terapie, anche se in questo caso non si rivolge ad oggetti, e lo si fa rispettando i tempi della persona.
Farlo in modo programmato, quando si sceglie di mettere in ordine la casa, può essere efficace, ma allo stesso tempo può portare le persone a separarsi forzatamente da qualcosa, quando ancora non è il tempo giusto.
Maturare l’idea di lasciar andare qualcosa è un processo non semplice, che richiede tempo e consapevolezza, ma soprattutto per poter separarsi da qualcosa (o qualcuno) è necessario che prima quella cosa ci sia appartenuta per davvero.
Il metodo KonMari, seppure invita a separarsi con gentilezza da ciò che non serve più, lo fa in modo programmato, non sempre rispettando l’orologio interno di ogni individuo.

Come ogni filosofia di vita, anche per questa più mondana, l’estremismo non funziona ed è potenzialmente dannoso.
Mettere in ordine si, ma con la consapevolezza dei limiti del metodo.

Valentina Freni

 

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