Calendario dell’Avvento Creativo -La vera storia di Louisa May Alcott, la scrittrice dietro “Piccole Donne”

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Calendario dell’Avvento Creativo -La vera storia di Louisa May Alcott, la scrittrice dietro “Piccole Donne”

Louisa May Alcott, la scrittrice americana a cui dobbiamo l’esistenza di una pietra miliare della letteratura per ragazzi: “Piccole Donne”. Ma chi era la Alcott? E quale fu il percorso che la portò a scrivere la storia delle sorelle March? Proviamo a scoprirlo insieme.

“Natale non è Natale senza regali” borbottò Jo, stesa sul tappeto.

Con un incipit del genere non potevamo non inserire questo romanzo e la sua autrice nel nostro Calendario dell’Avvento Creativo: Piccole Donne , per molti versi, è il Natale. Non a caso, proprio in questi giorni in tutto il mondo sta uscendo l’ennesimo film sulle sorelle March diretto questa volta da Greta Gerwig (che se volete sapere chi è, potete leggere questo articolo.)

Personalmente sono sempre stata affezionata alla Alcott e Piccole donne è il primo libro che io abbia mai letto. Dunque scoprire che non aveva mai voluto scriverlo e che lo definiva “una robaccia moraleggiante per giovani” mi ha, di primo acchito, sorpresa. In seguito, però, ripensando al suo immortale alter-ego letterario alias Jo March, la cosa ha iniziato ad avere una logica e, soprattutto, i tratti di una personalità forte e dal carattere poco disposto ai compromessi iniziavano a delinearsi nella mia mente e a combaciare con quello che, fino ad allora, per me era stato solo un nome: Louisa May Alcott.

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Detto ciò, c’è da chiedersi cosa la convinse a regalarci, infine, la storia delle quattro sorelle March. La risposta è piuttosto banale: i soldi. Infatti furono proprio le precarie condizioni economiche in cui versava la sua famiglia che la spinsero ad accettare la proposta di Thomas Niles, l’editor della Roberts Brothers Publishing, di scrivere un libro per ragazze.

Ma prima di cedere la nostra Louisa si fece, comunque, pregare a lungo. Così a lungo che  Niles si trovò costretto ad architettare un piano piuttosto articolato: offrì, infatti, un contratto di pubblicazione al padre di Louisa, Bronson Alcott. Anche se Bronson era un pensatore noto ed era amico di Emerson e Thoreau, il suo lavoro non aveva mai raggiunto la fama. Così quando divenne chiaro che Bronson avrebbe avuto l’opportunità di pubblicare un libro solo se Louisa avesse iniziato la storia delle “sue ragazze”, la giovane Alcott si trovò costretta a cedere a tanta pressione.

Una volta, però, che aveva deciso di raccontare questa storia la scrittrice si lanciò in un tour de force dai ritmi serratissimi: lavorava giorno e notte, dimenticandosi a volte di mangiare o dormire. Il libro era stato iniziato nel maggio 1868 e già il 15 luglio Louisa aveva inviato tutte le 402 pagine al suo editore. Nel mese di settembre, appena quattro mesi dopo l’inizio del libroPiccole donne viene pubblicato.

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Immediatamente è diventato un best seller, ha trasformato la Alcott in una donna ricca e famosa e ha fatto entrare nei nostri cuori le sorelle March, le quali erano ovviamente ispirate alle sue sorelle.

Infatti Meg era chiaramente ispirata ad Anna Alcott, che si innamorò del marito John Bridge Pratt durante uno spettacolo teatrale. La descrizione del matrimonio di Meg nel romanzo è presumibilmente tratta dal matrimonio reale di Anna.

Beth, invece, era Lizzie, che è morta di scarlattina ( presa da una famiglia povera che la madre aiutava) all’età di 23 anni esattamente come il suo alter ego letterario.

Infine Amy era basata sulla vita di May Alcott (non a caso Amy è l’anagramma di May), un’artista che visse in Europa e che era stata la prima donna ad esporre i propri dipinti al Salon di Parigi.

Jo, ovviamente, si basa sulla Alcott stessa. E proprio per questo la scrittrice, che non si è mai sposata, avrebbe voluto che rimanesse celibe. Ma mentre stava lavorando alla seconda metà del romanzo, i fan chiesero a gran voce che Jo si sposasse con il ragazzo della porta accanto, Laurie.

E la Alcott, fervente femminista, si ritrovò a commentare così la richiesta:

Le ragazze scrivono affinché faccia sposare le piccole donne, come se fosse l’unico scopo e il fine stesso della vita di una donna. Non sposerò Jo a Laurie per il piacere di nessuno. 

Alla fine come compromesso, o per dispetto ai suoi fan, la scrittrice decide di far sposare Jo con il decisamente poco romantico Professor Baher e Laurie con la sorella minore Amy. E, in effetti, quanti di noi sono rimasti delusi da questo finale?

Ma l’ultima chicca che ho il piacere di regalare ai nostri salottieri riguarda proprio il personaggio di Laurie: se tutti i protagonisti del romanzo avevano un’origine autobiografica, a chi è ispirato uno dei più famosi ragazzi della porta accanto della letteratura americana?

Di primo acchito si era ipotizzato che Laurie fosse un puzzle di vari uomini (da Thoreau al figlio di Nathaniel Hawthorne, Julian) conosciuti in gioventù dalla scrittrice. Ma questa ipotesi è stata abbandonata come poco credibile a favore di un’altra.

Nel 1865, infatti, mentre era in Europa Louisa incontrò un musicista polacco di nome Ladislao Wisniewski, che venne soprannominato da lei Laddie. Il flirt tra i due culminò in due settimane, passate da soli, a Parigi.  E, secondo la biografa Harriet Reisen, la scrittrice modellò il personaggio di Laurie su Laddie.

Ma fino a che punto la vicenda Louisa/Laddie si spinse? E’ difficile a dirsi perché successivamente la Alcott ha barrato tutta la sezione del suo diario che riguarda la relazione. Ma  a margine di queste pagine, ha scritto: “Non poteva essere”.

L.T.

LETTURE E VISIONI CONSIGLIATE:

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Le Piccole donne crescono, Louisa M. Alcott: http://amzn.to/2fPR3Zu

Piccole donne, il film con Winona Ryder, Samantha Mathis, Susan Sarandon (e in cui Laurie è interpretato da niente poco di meno che Christian Bale!) : http://amzn.to/2g5OjEL

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