Calendario delle Donne Resilienti | Le infinite possibilità dell’universo femminile

Come diventare artista della vita

Calendario delle Donne Resilienti | Le infinite possibilità dell’universo femminile

Oggi apriamo le porte al nostro nuovo calendario! Dedichiamo il mese di Marzo alle donne. Raccontare le donne e l’universo femminile non è semplice, è come essere elefanti in una sala di cristalli: si rischia di cadere vittima di facili discorsi retorici e apologie del femminile senza alcuna possibilità di contraddittorio.

Il nostro intento qui è raccontare le diverse sfumature del femminile, i diversi modi di essere donna, le diverse sfaccettature della parola “femminile” (che spesso si riveste di connotati negativi) e le possibilità che questa offre di affrontare la realtà e le difficoltà della vita moderna.

Spesso non potendo usufruire di un modello per affrontare una situazione nuova e che ci mette in difficoltà, quale ad esempio lavorare in un ambiente tipicamente dominato dagli uomini, ci ritroviamo a dover imitare una caratteristica associata al genere maschile.

La nostra volontà di creare il Calendario delle Donne Resilienti nasce dalla curiosità di cercare modelli a cui ispirarsi e dalla sfida, infine, di analizzare e creare insieme soluzioni ai problemi più comuni che le donne si trovano a dover affrontare.

E’ dedicato a tutte le Donne che si sentono strette nei modelli esistenti, che vogliono essere viste in qualità esseri umani e non solo per il genere di riferimento. E’ dedicato ai genitori, ai padri che vogliono crescere nel miglior modo possibile le loro figlie, agli uomini in generale che si sentono stretti nello stereotipo di mascolinità con cui sono cresciuti.

Premessa importante: maschile e femminile verranno usati come archetipi, ovvero modelli di comportamento e di pensiero/sentimento socialmente e culturalmente determinati.

In quanto essere umani nasciamo immersi in una o più culture, sia essa geografica, del proprio gruppo di appartenenza o familiare, e via via incontriamo e ci confrontiamo con diverse culture durante l’arco della nostra vita. Questo dà vita agli stereotipi di genere che contribuiamo a creare.

Non ditemi che non siete vittime degli stereotipi di genere perché, a meno che non siate Mowgli o Tarzan – ed anche qui si potrebbe dire che, cresciuti dal branco, essi hanno adottato gli schemi comportamentali e le gerarchie del loro gruppo- siete totalmente immersi nella vostra cultura di appartenenza e dalle vostre idee di genere.

Ma è normale, non preoccupatevi, perché per mantenere l’economia cognitiva tendiamo a strutturare i nostri comportamenti in base ad etichette. Esempio: “questo rientra nella maxi categoria “capi”, allora so che devo adottare una serie di comportamenti che già hanno funzionato in precedenza o perché mi hanno detto che così si fa o ho visto fare in questo modo”.

E lo stesso vale quando faccio rientrare la persona che ho di fronte in una categoria di genere o, peggio ancora, spiego determinati comportamenti facendoli rientrare in una categoria di genere. Sì, avete capito bene, quelle frasi della serie “ah ecco è una donna, per questo guida male”, frase reale detta da un’altra donna. Oppure “del resto è un uomo, non può capire”. Ahimè queste frasi scappano a tutti, non colpevolizziamo, ma cerchiamo di portare alla consapevolezza l’errore che esiste in queste considerazioni. In questo caso un rapporto causa-effetto dettato dal genere di appartenenza e l’estrema generalizzazione contenuta in queste idee.

I cromosomi sessuali non sono portatori di schemi comportamentali legati al genere, non è scritto nel DNA come deve essere una donna, né tantomeno un uomo. Siamo noi a dover riscrivere la storia della genetica culturale partendo proprio da noi.

Questi schemi mentali sono delle mappe per agevolare il nostro processo decisionale (decision making) e permettergli di funzionare il più velocemente possibile. E’ un po’ il nostro pilota automatico poichè la nostra mente è oberata di attività da svolgere. E’ il nostro inconscio, agisce al di sotto della nostra soglia di consapevolezza.

Esistono quindi una cultura del femminile e una del maschile in parte dettata dalla nostra appartenenza culturale, dalla nostra famiglia e in parte dalla nostra esperienza personale e dalle considerazioni e giudizi che ci siamo formati in merito alla questione del come ci si debba relazionare in quanto – e con un- uomo o donna.

Come conoscere il nostro Pilota? Portando alla luce quello schema che abbiamo interiorizzato e mettendolo in discussione. Pensare e riflettere su idee e giudizi è l’unico modo per porre al vaglio della coscienza. Come?

Leggere, informarsi, guardare video, ispirarsi a donne e personaggi, in generale, può essere un primo approccio per innestare nuove idee e togliere il freno a mano della nostra mente che per sollevarci dallo sforzo di analizzare, valutare, considerare,scegliere ci dice “tranquilli ci penso io!

Oppure ancora per allenare la nostra mente ad essere un vero Atleta esistono tecniche scientificamente provate di meditazione e mindfulness, le tecniche di Siegel.

Su, coraggio Donne e Uomini Resilienti he vogliono fare la differenza iniziamo il nostro viaggio. Per iniziare la nostra riflessione sull’argomento e sul femminile vi lascio alle parole di Simone de Beauvoir.

Uno non nasce, ma piuttosto diventa una donna.

Non si nasce un genio, si diventa un genio.

Cambia la tua vita oggi. Non scommettere sul futuro, agisci ora, senza indugio. Ogni oppressione crea uno stato di guerra.

La vita di uno ha valore fintanto che uno attribuisce valore alla vita degli altri, attraverso l’amore, l’amicizia, l’indignazione e la compassione. Mi sono strappata dal conforto sicuro delle certezze attraverso il mio amore per la verità – e la verità mi ha premiato.

Nessuno è più arrogante nei confronti delle donne, più aggressivo o sprezzante, dell’uomo che è in ansia per la sua virilità. La rappresentazione del mondo, come il mondo stesso, è opera degli uomini; lo descrivono dal loro punto di vista, che confondono con la verità assoluta.

La pensione può essere considerata come una vacanza prolungata o come un rifiuto, un essere gettato sul mucchio di rifiuti. L’uomo è definito come un essere umano e una donna come una femmina – ogni volta che si comporta come un essere umano, si dice che imiti il ​​maschio.”

Alessandra Notaro

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