#Quarantenaresiliente | Creatività è collegare mani, mente e cuore

Come diventare artista della vita

#Quarantenaresiliente | Creatività è collegare mani, mente e cuore

La creatività può essere in tutti i mestieri e trasformarsi in arte, se si ha perseveranza e talento.

Una lettera al Salotto.

Care amiche  e cari amici del Salotto della resilienza creativa,

vi seguo con interesse,  sin dall’inizio, sin dalle vostre prime conversazioni salottiere.

Ho apprezzato subito, infatti, il vostro modo di dosare approfondimento e intrattenimento, e soprattutto la scelta di mettere in relazione resilienza e creatività.

In questo momento, in particolare, mentre infuria la tempesta, tale binomio si rivela quanto mai indispensabile.

Non è l’agire, il fare, invero, che costituisce l’essenza di entrambe?    

Creare -cioè il porre in essere, il dar vita alle cose-  è  la forma più esemplare di resilienza.  La vita che genera altra vita è infatti il prototipo, il modello, del cambiamento e dell’adattamento! 

In questi giorni passati a casa ho avuto peraltro la possibilità di seguirvi con più attenzione. Ho guardato le vostre dirette sia quelle riguardanti i temi della psicologia, sia quelle riguardanti la creatività. E da queste ultime, per affinità di interesse, prendo lo spunto per scrivervi.

Premesso che la creatività si identifica col vivere stesso e che coincide con l’agire, con il fare umano, appare evidente che essa è prerogativa di tutti.

Lo ha sottolineato Carlotta, durante la vostra diretta del giovedì scorso.

Ma cosa la  contraddistingue, in che cosa la riconosciamo?

C’è una parola che  riassume in sé il significato della creazione per eccellenza e che rinvia in modo inequivocabile a questa identità, a questa corrispondenza: poesia. 

Quella che è ritenuta una  suprema  espressione di arte, (non a caso adoperiamo l’aggettivo poetico per definire la qualità di opere di genere diverso) riconduce nel suo etimo al lavoro, alla capacità di fare le cose, all’agire.

Poièo, è il, caso di ricordarlo, in greco vuol dire fare.

E tuttavia c’è fare e fare!

Tutti agiamo, tutti lavoriamo. Tutti fatichiamo E’ indubbio.

Tutti i mestieri possono essere esercitati con creativìtà se si ha un po’ di talento e diventare arte.

Riflettiamo, allora, ancora sulle parole: mestiere (dal latino ministerium: servigio, officio), dicono i vocabolari, è l’esercizio di attività apprese con la pratica,  anticamente dette arti manuali, che implicano l’allenamento, l’esperienza. E vi prego di annotare intanto che in passato vi si associava pur sempre la parola arte, mentre nell’uso comune la si contrappone spesso proprio a questa. Salvo poi a ricombinarle entrambe, per esempio, nelle espressioni scuole di arti e mestieri!

 Scusate se ricorro più volte al vocabolario. 

Ma i salotti non sono i luoghi della conversazione, i luoghi in cui sono soprattutto protagoniste le parole? Mai, come in questo momento, esse sono state così preziose.

Le parole non entrano in quarantena: collegano, sfidano la solitudine, non conoscono muri.

Le parole essenziali, senza orpelli, naturalmente, quelle che ci fanno raggiungere il cuore delle  cose!

Sì, siamo disorientati. Abbiamo bisogno di silenzio, mentre ci giunge il lamento dell’umanità ferita, ma ben presto da questa esperienza dolorosa dovremo saper ricavare un insegnamento, un monito per il futuro.

Avremo bisogno di reimpostare la nostra vita, rivedere i nostri comportamenti, fare delle scelte. E dovremo trovare le parole giuste per dire la nostra metamorfosi, per comunicare la nostra scommessa.

Questo lo dobbiamo a chi non c’è più. Questo lo dobbiamo a chi non c’è ancora, a chi verrà dopo.

E’ tempo di responsabilità: dovremo preparare un mondo migliore.

AVREMO BISOGNO DI TANTA, TANTA CREATIVITÀ

E per inciso, mi piace ricordare che il più creativo di tutti noi, il sorprendente papa Francesco, ha parlato più volte di creatività dell’amore!

Non potremo limitarci ad amministrare l’esistente, dovremo immaginare, lavorare. Dovremo amare. Per costruire un mondo diverso.

Nel discrimine tra chi batte le stesse vie e chi apre piste nuove potremo riconoscere allora la creatività che si estrinseca, consiste sempre (secondo il talento di ciascuno: e non è necessario essere geni!), nelle opere, nell’impegno che mettiamo per realizzarle.

Nel grande spazio dell’arte (le sue declinazioni sono tantissime: il monumentale Dizionario Battaglia ne indica una ventina!) ci stanno infatti tutti coloro che sono operosi, che amano e sanno collegare mani mente e cuore.

E gli ospiti di Laura -Katiuscia in prima fila- hanno mostrato di saperlo.

In questo spazio, ci stanno dunque le persone che non si acquietano nel piccolo recinto delle vuote abitudini, che hanno bisogno di allungare il proprio sguardo, di raggiungere gli altri, di darsi agli altri offrendo i propri manufatti. Uso di proposito questo termine per sottolineare l’aspetto artigianale, laboratoriale che contraddistingue ogni fare creativo.

Non entro nelle peculiarità che contraddistinguono le diverse forme di arte.

Ho voluto di proposito parlare in generale del tema che vi/ci sta a cuore per sottolineare che c’è un minimo comun denominatore da tenere presente quando parliamo poi dei mestieri (pittura, scrittura, musica, teatro) le cui opere si risolvono soprattutto in forma di rappresentazione.  Per non dimenticare cioè che l’arte al quadrato la cui attività coincide con la creazione estetica viene dal lavoro, dall’esercizio e dall’allenamento quotidiani, dall’affinamento continuo dei suoi strumenti.

Per ribadire, insomma, con  le parole di Thomas Edison che:

Il genio è 1 per cento inspiration (ispirazione creativa) e 99 per cento perspiration (traspirazione, sudore, fatica).

Solo allora su queste basi possiamo inverarne la forza costruttiva da opporre alla disintegrazione di questi giorni difficili.

Lo sapeva bene Elsa Morante che in Pro o contro la bomba atomica così affermava:

 l’arte è il contrario della disintegrazione. E perché? Ma semplicemente perché la ragione propria dell’arte, la sua giustificazione, il solo suo motivo di presenza e sopravvivenza, o, se si preferisce la sua funzione, è appunto questa: di impedire la disintegrazione della coscienza umana, nel suo quotidiano, e logorante, e alienante uso col mondo…”

Non c’è modo migliore per concludere questa mia conversazione! Le parole della grande Elsa suggellano in modo esemplare il senso delle cose che ho cercato di dire.

Nell’augurarvi buon lavoro, vi mando i miei più cari saluti

                                                                                          Domenica Perrone

PS. Mentre concludevo questo scritto, pensando all’importanza delle mani come prolungamento della nostra mente, Anna Benigno, mi ha inviato  la foto di un suo acquerello dal titolo stupefacente:  “Scuola Recupero mani di Riserva”…  Corrispondenze magiche  -ho pensato-  del lavoro e della creatività!

Ve lo invio. “Quante mani di riserva vorremmo avere per fare bene le cose”, giunge a  dirci, con una sorprendente sintonìa, la mia amica acquerellista! Non ci poteva essere modo migliore per concludere questa mia conversazione…

 

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