Emma Thompson legge “Gentilezza” di Naomi Shihab Nye

Come diventare artista della vita

Emma Thompson legge “Gentilezza” di Naomi Shihab Nye

La sempre meravigliosa Emma Thompson legge “Gentilezza” di Naomi Shihab Nye e la dedica ai noi stessi del futuro, a quelli che saremo dopo questa pandemia. Un sentimento luminoso, pieno fino all’orlo di speranza. Ed è ciò di cui abbiamo bisogno, ciò di cui avremo sempre bisogno, ogni giorno di più.

La Thompson legge la poesia rispondendo all’invito di The Poetry Farmacy, una farmacia speciale che prescrive versi invece che pillole ai suoi ” pazienti”, e di Emilia Clarke, che da qualche mese sta sostenendo l’iniziativa in prima persona.

Alle due attrici si sono uniti vari attori inglesi tra cui Idris Elba, Helena Bonham Carter ed Andrew Scott. Ognuno di loro legge una poesia accompagnata da una prescrizione fatta ad hoc in base al disturbo diagnosticato dal paziente.

Nel caso di Emma si parla di una malattia piuttosto comune in tempi così complessi e stressanti: la necessità di ricevere gentilezza.

Ed ecco quindi la prescrizione della Poetry Farmacy.

Patologia : bisogno di gentilezza.


“Ci sono momenti nella vita in cui tutto ciò su cui pensavamo di poter fare affidamento fallisce e tutto ciò che abbiamo voluto per noi stessi si dissolve davanti a noi. Ci sono momenti, inoltre, in cui anche chi ci circonda prova la stessa sofferenza. Di fronte alla vastità della miseria del mondo, può essere dolorosamente difficile impegnarsi in modo significativo ed è fin troppo allettante reagire semplicemente costruendo una corazza intorno ai nostri cuori e allontanando così ogni forma di sofferenza.

Tuttavia, come ci dice Naomi Shihab Nye in questa poesia ispiratrice, questi momenti, per quanto duri, sono anche un’opportunità, se solo osiamo aprire i nostri cuori a ciò che ci circonda. Perché è solo facendo i conti con il vero dolore e la desolazione che possiamo arrivare a capire esattamente quanto sia necessaria, quanto sia addirittura vitale, la gentilezza, e di conseguenza muoverci verso di essa.

Per prima cosa, tuttavia, dobbiamo imparare la vera empatia. “Gentilezza”, dopotutto, è solo un’altra parola per dire amore – e una volta che abbiamo riconosciuto che il dolore degli altri è esattamente bruciante come il nostro, cosa possiamo fare se non amarli? Cosa possiamo fare se non cercare di alleviare il loro fardello?

Come suggerisce meravigliosamente la Nye, nient’altro può avere più senso di questo.

Si tratta di una sfida. Anche nei nostri punti più bassi, non dobbiamo ignorare la sofferenza degli altri: non dobbiamo permettere che il solipsismo della nostra miseria personale ci tagli fuori dal grande tessuto del sentimento umano.

Tuttavia si tratta anche di una consolazione: se rifiutiamo quell’isolamento, possiamo trarre conforto dal sapere che qualunque perdita, qualunque dolore ci metta a nudo ci condurrà alla gentilezza.

Guardando il dolore negli occhi, possiamo trovare la gentilezza necessaria per raggiungere non solo gli altri, ma anche noi stessi. Legherà le nostre scarpe per noi; ci riporterà nel mondo quando tutto il resto ci avrà abbandonato.

Così non ci resta che guardare negli occhi il nostro dolore e lasciare che la luce di questo sentimento ci abbagli e ci riporti alla vita.”

Vi lasciamo al video con la meravigliosa lettura di Emma Thompson e alla lettura della traduzione di questa bellissima poesia.

Gentilezza di Naomi Shihab Nye

Prima che tu sappia veramente cos’è la gentilezza,

devi perdere le cose,

sentire il futuro che si dissolve in un momento

come il sale in un brodo leggero.

Ciò che tenevi nella tua mano,

ciò che avevi contato e risparmiato con attenzione,

tutto questo deve andare così che tu possa conoscere

quanto può essere desolato il paesaggio

fuori dalle regioni della gentilezza.

Come continui a viaggiare

pensando che il pullman non si fermerà mai,

che i passeggeri che mangiano granoturco e pollo

guarderanno fuori dal finestrino per sempre.

Prima che tu conosca la tenera gravità della gentilezza,

devi arrivare là dove l’Indiano in un poncho bianco

giace morto su un lato della strada.

Devi vedere che quello potresti essere tu,

che anche lui era qualcuno

che viaggiava nella notte

con dei piani e con il semplice respiro

che lo teneva in vita.

Prima che tu conosca la gentilezza

come la cosa più profonda che hai dentro,

devi conoscere il dolore come l’altra cosa più profonda.

Devi svegliarti con il dolore.

Devi parlargli sino a quando la tua voce

trova il filo di tutti i dolori

e vedi il bandolo della matassa.

Allora solo la gentilezza

avrà un senso,

solo la gentilezza ti allaccerà le scarpe

e ti manderà fuori nel giorno

a spedire lettere e a comprare il pane,

solo la gentilezza alzerà la testa

in mezzo alla folla del mondo per dirti

“sei tu la persona che cercavo”,

e poi verrà con te ovunque

come un’ombra o un amico.

Naomi Shihab Nye

(Traduzione Carolina Traverso)

L.T.

 

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